martedì 25 gennaio 2011

IO E L'AIKIDO



Oggigiorno l'Aikido viene utilizzato con diverse finalità, esistono una marea di stili. C'è chi lo pratica come un sistema di difesa personale, chi come un esercizio fisico-filosofico, chi come una armonizzazione simile alla danza, chi come un'arte creativa, chi come arte marziale...Ognuno con le proprie ragioni. Sono un appassionato di arti marziali, pertanto cerco di praticare l'Aikido seguendone i principi.


Per quanto mi riguarda cerco di capire, attraverso la pratica dell'Aikido, come si comportano le contrapposte forze ed energie negative che mirano a destabilizzare la mia persona. Come evitarle senza subire danni e come controllarle. 


Queste energie, positive e negative, si attraggono continuamente nel mondo e nell'universo, sono Ki che cercano la loro stabilità. Ogni forza naturale che si scatena, dai terremoti agli uragani, è un fenomeno che risponde a una situazione di instabilità. La natura nel suo corso cerca sempre di ristabilizzarsi e, nelle sue manifestazioni, lo fa attraverso le catastrofi. Dopo di che...la calma assoluta.




Credo che l'Aikido, nella sua forma marziale, possa veramente far comprendere causa ed effetti di queste forze. Le azioni devono essere fluide, ma devono essere studiate nella loro devastazione. Tanto più violento è l'attacco, tanto più l'energia devastatrice si scatenerà, e poi...la calma.




La pratica dell'Aikido mi serve per comprendere, non per combattere. Anche il combattimento, il Randori, mi serve per comprendere e migliorare, non per sconfiggere. 


L'aikido è un credo
Cerco di praticare l'Aikido come un credo ma in una continua ricerca. Temo che, facendone un sistema creativo, un sistema per trovare nuove "formule" di benessere o di pace con gli altri, dove io possa avere la mia libertà di espressione artistica,  mi allontani dalla Via originaria. 


Mi piacerebbe partire praticando l'Aikido di O Sensei, ma purtroppo è finito assieme a lui nella sua tomba. I suoi discepoli hanno fondato nuove correnti, gli allievi dei discepoli di O Sensei ne hanno fatto degli stili. O Sensei, da grande maestro, mirava ad aprire le menti. Sono quelli venuti dopo che hanno rimesso barriere, innalzato muri, creato regole, incatenando di nuovo ciò che O Sensei aveva aperto a tutti.


Comunque ci ha lasciato dei principi sotto forma di codici. Non mi rimane che scoprirli.


Un modo giusto per migliorare nella pratica dell'Aikido.
Come si fa ora a riconoscere un Aikido vero? Oggi molti Shihan si contendono la discendenza del vero Aikido. Sono convinto che il sistema migliore sia, quindi, una assidua pratica nella ricerca (a volte questi grandi maestri ci confondono).


Non sempre un esperto è anche un bravo maestro.
Tengo a chiarire che, a mio avviso, non sempre l'esperto è anche un buon maestro. Nelle arti marziali in generale ci sono stati casi di eccellenti maestri che non sono stati grandi combattenti, e grandi combattenti che non hanno saputo esprimersi nell'insegnamento.

L'esperto è chi conosce ogni segreto dell'arte, ma non sempre è in grado di trasmetterlo. Il Maestro è colui che sa trasmettere le sue esperienze. Il Grande Maestro è un po' di più: è colui chi ha saputo creare degli allievi esperti e buoni maestri. O Sensei era un esperto e un buon insegnate, cosa rara.


Comunque anche l'esperto non è l'imbattibile, anzi. Il vero esperto è chi ha sperimentato sconfitte e vittorie e conosce bene tali meccanismi. Questo esperto ha le carte in regola per insegnare.

Diventare esperti
A volte le analogie sono utili.
Molte invenzioni hanno raggiunto uno sviluppo maggiore rispetto ad altre per esigenze belliche. Queste invenzioni si sono poi trasformate e adattate al vivere quotidiano. Un po' come è avvenuto con le arti marziali, che da arti di guerra (Jutsu) sono diventare vie per la comprensione e conseguente miglioramento personale (Do).

L'invenzione dell'aeroplano ne è un esempio.

Poco dopo la sua entrata in scena è stato adottato per scopi bellici durante la grande guerra del 1915-18. Da allora i piloti hanno sempre di più perfezionato le tecniche di volo, rendendole più efficaci anche per l'utilizzo non bellico.

Esistono parecchie analogie tra il volo e l'Aikido, specialmente per quanto riguarda il volo a vela, dove il pilota utilizza l'energia dell'aria per rimanere in volo.



Con il un deltaplano, o con l'aliante, un bravo pilota rimane in volo molto tempo, se ha la capacità di sfruttare al massimo l'energia delle correnti benevoli. Tanto più la sua guida sarà fluida e rilassata tanto più riuscirà a mantenersi in volo. Ma con un vento forte?... il pilota deve essere esperto. Se il vento supera certi limiti il pilota deve essere veramente esperto.

Certamente, se il vento diventa impetuoso, con cambi veloci di direzione, allora anche l'aliante, seppur con un ottimo pilota rischia di precipitare. Un aereo con un potente motore riuscirà a volare anche in mezzo ad una tempesta, sempre con un pilota esperto. Per far fronte ad un uragano anche il potente Jet supersonico potrebbe avere dei problemi.

L'uomo ha i suoi limiti, che spesso vengono risolti dalla tecnologia strumentale, ma le vere capacità dell'uomo sono evidenti in assenza della strumentazione.

L'Aikido non mira a migliorare il mezzo, ma la persona.

Volendo fare un giusto paragone, tra volo e Aikido, dobbiamo considerare il volo a vela, con il minimo della strumentazione tecnologica, dove il mezzo, esile, è guidato dalla sensibilità e bravura del pilota. Dove Uke (il nostro partner) è il vento, l'agente atmosferico è l'energia da sfruttare.Chi inizia a volare, per imparare, deve avere un vento favorevole, esercitandosi fino a quando riuscirà a padroneggiare il mezzo. A tanti questo può bastare, dipende dalle aspettative, dall'età, dal coraggio...si accontentano di volare solo nelle belle giornate, con venti favorevoli. Non diverranno mai dei piloti esperti, si limiteranno ad uscire solo con il bel tempo, e se un forte vento li prende alla sprovvista rischiano di non volare più. Chi ha aspettative maggiori, chi vuole penetrare il vero volo, con un po' di coraggio, uscirà anche con venti meno favorevoli, energie negative. Vogliono comprendere i loro limiti, vogliono vivere interamente il volo, vogliono armonizzarsi con gli eventi, non combatterli, non dominarli, ma unirsi con il vento. Se vogliono diventare esperti non dovrebbero volare con un aereo migliore, ma affrontare condizioni più avverse.

Anche nell'Aikido, per diventare esperti, e capire come utilizzare le energie proprie e sfruttare o unire quelle degli altri, ci si deve addentrare nelle difficoltà. E non si tratta di eseguire tecniche più complicate, ma ricercare una buona tecnica-tattica nei confronti di attacchi sempre più determinati, con prese sempre più forti. Riuscire veramente a canalizzare una grande forza.

Ed, infine, avere la pazienza di progredire con calma, passo dopo passo, partendo dal Ki Hon (energia di base), dal Dan Kai Tekkini (gradino per gradino), allenandosi alternando il Go no Keiko (allenamento duro, con la forza) con il Ju no Geiko (allenamento in cedevolezza)...per poi passare al Ki no Nagare (Energia canalizzata) e l'Awase (armonizzazione) e, forse, arrivare al Takemusu (la fonte inesauribile)...non dare per scontato che sia facile dominare anche una piccola forza negativa.


Nota: Ho usato il temine energie negative e positive non come buone e cattive, ma come contrapposizione. Un maremoto (Tsunami) che si scatena può essere visto come un evento negativo. Per i Giapponesi, che si videro minacciati dalla imponente flotta di Kublai Khan nel 1281, e che fu completamente distrutta da un potente Tsunami, chiamarano questo vento Kamikaze (vento divino), questa volta visto come energia positiva.

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