Nel suo libro "La fisica del Tao" il fisico e scienziato Fritjof Capra illustra quanto il pensiero mistico orientale sia incredibilmente vicino alla moderna fisica al tal punto che, egli afferma, alcuni trattati potrebbero essere scambiati per opere di mistici orientali, e viceversa.
Uno dei punti fondamentali di questo accordo tra filosofia orientale e la moderna fisica la si trova nella visione universale: "l'universo vive e si muove attraverso un sistema di energie che si alimentano a vicenda utilizzando le forze che derivano dall'ambiente circostante in un'armonizzazione continua."
Il modo di vedere e applicare le cose, nell'estremo oriente, sono strettamente legate a questa intuizione e anche Morihei Ueshiba ne è stato influenzato, ed è su queste basi che O Sensei (M. Ueshiba) ha confezionato l'Aikido.
Per praticarlo ci ha lasciato dei codici di lettura, legati alla scienza fisica, e solo chi si applica riuscirà a comprendere realmente. Tre simboli: "Shikaku" quadrato, "Maru" cerchio e "Sankaku" triangolo che si riferiscono ai cinque stati fisici della trasformazione materiale: "Kotai" il corpo solido", "Jutai" il corpo cedevole, malleabile, "Ryutai" il corpo fluido, "Ekitai" il corpo liquido, "Kitai " lo stato gassoso.
Per analizzare tali codici O Sensei ha elaborato delle tecniche "pulite da qualsiasi uso della forza fisica" che devono essere applicate utilizzando l'armonizzazione (AI) dell'energia (KI).
Nei vari sistemi di pratica esistono due tendenze contrapposte: una è pratico-concettuale e si basa sulla simulazione, l'altra è pratico-efficace e si basa sull'applicazione vicina alla realtà. Come sempre, tra questi due estremi, esistono un'infinità di varianti, che negli anni hanno generato molti stili.
Il primo modo, pratico-concettuale, è meno faticoso ma porta ad un risultato per lo più teorico, agisce solo in superficie e, generalmente, i risultati sono sempre soddisfacenti. Ci si allena con partners accondiscendenti, che subiscono senza reazioni, l'armonizzazione tra i partner esiste da subito, la ricerca va in direzione del sincronismo dei movimenti, un po' come avviene tra due ballerini. Può essere anche un buon modo per iniziare o praticare senza grossi sforzi, consapevolmente al fatto che questo sistema non potrà condurre ad alti livelli pratici. Grazie a questa partecipazione consensuale dei partners, già con il grado di 1° Dan (a volte anche prima), si è in grado di eseguire movimenti in un Randori (muoversi, afferrare nel caos dell'azione: Ran=caos Dori=afferrare, eseguire) con discreta facilità, ma chiaramente illusorio per quel che riguarda l'efficacia.
L'altro sistema, pratico-efficace, è più difficile, faticoso, più lungo da acquisire, ma agisce in profondità e i risultati sono sempre molto sofferti. Si cerca l'attuazione dei principi spingendosi, con le dovute reazioni da parte del partner, in situazioni sempre più difficili, dove l'armonizzazione non è scontata, il praticante ricerca questa armonizzazione con un partner che non si armonizza, anzi...E' un sistema, raggiunto un certo livello, per approfondire realmente le proprie capacità in funzione a reazioni e contrasti, ricerca l'armonizzazione con forze violente e porta la pratica a livelli più alti. Il Randori può spingersi fino al limite del combattimento (O Sensei ne ha fatti molti). Solo dopo aver raggiunto il grado di 3° Dan si comincia appena ad avere qualche buon risultato di armonizzazione.
E' possibile allenarsi con entrambi i sistemi, considerando: il grado raggiunto, l'età, le attitudini, a cosa è rivolto il tipo di allenamento...ma avendo chiara la finalità di ognuno dei metodi di pratica usati.
Verso la fine della sua vita O Sensei ha espresso il desiderio che la sua arte fosse l'"Arte della Pace". Questo suo volere viene a volte interpretato come rinuncia al combattimento.
Credo che chi non combatte l'ingiustizia non avrà mai libertà e pace.
Chi combatte l'ingiustizia con saggi mezzi cerca la pace, ma deve combatterla con la massima efficacia e determinazione.
Chi combatte l'ingiustizia con mezzi ingiusti, non proporzionati all'offesa, infierendo e mirando alla vendetta, alimenta il combattimento.
Le tecniche e la strategia dell'Aikido devono mirare, per quanto possibile, a non ledere. Nello stesso tempo devono essere praticate nella totale efficacia, studiate nella loro devastazione per garantire la salvezza nei casi estremi, ma mai applicate brutalmente.
Un antico principio di saggezza orientale dice:
"Scegliere di essere è diverso da dover essere.
"Scegliere di essere è diverso da dover essere.
Pacifico è chi, avendo i mezzi per fare del male, sceglie il bene.
Chi non ha la possibilità di fare del male non potrà mai dichiararsi veramente pacifico".




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