domenica 13 febbraio 2011

IKKYO per una vita

Ikkyo è la tecnica del Katame Waza (tecniche di controllo) che sempre di più mi attrae. All'inizio non era così, nei primi anni di pratica non riuscivo a comprendere perché O Sensei attribuisse così tanta importanza a questa tecnica. 

Mi sembravano molto più efficaci tecniche come Nikyo o Sankyo, per non parlare dei Nage (lanci, proiezioni) per i quali, praticando Judo, nutrivo delle preferenze. Anche adesso reputo Nikyo, Sankyo...e i Nage più efficaci, nella pratica dell'autodifesa.
Ma Ikkyo è diverso, ha un altro tipo di efficacia. 

Ikkyo è la tecnica che rende efficaci tutte le altre tecniche del Katame Waza: Nikyo, Sankyo, Yonkyo, Gokyo. E non solo.

Ikkyo non mi rende efficace perché riesco ad eseguirla tecnicamente bene, ma mi rende efficiente perché, non potendo applicare nessuna dolorosa leva, nessun intervento con sgambetti, nessuna forza...sono costretto a utilizzare tutta la mia sensibilità e maestria; il mio stesso corpo diventa Ikkyo. I movimenti, la stabilità, il nagare che Ikkyo comporta diventano parte dell'Aikidoka, e non una particolarità dell'efficacia della tecnica. In certo senso Ikkyo condensa tutto il principio dell'Aikido. Forse era questo che intendeva O Sensei con il suo famoso kuden "Ikkyo per una vita".

La pratica di Ikkyo affina sempre di più la mia sensibilità nel seguire e canalizzare le forze. Una volta appreso con movimenti di base (Ki Hon), con tutte le prese e gli attacchi, lo si deve praticare nel Ki no Nagare e nel Randori. Le sue linee di costruzione, nel Randori, vengono sempre essere rettificate, aggiornate a situazioni e reazioni diverse.


Essendo una tecnica estremamente pulita, tutta l'attenzione viene rivolta ai principi e non all'efficacia del risultato.


Penso che O Sensei abbia inserito nell'Aikido delle tecniche di principio per rendere efficaci le altre tecniche che ne derivano. Ed è proprio il caso di Ikkyo nei riguardi di tutto il Katame waza.

Ikkyo diventa il più grande "maestro" nel Randori, dove non devo costringere il mio partner alla resa con leve articolari, proiezioni, sgambetti...lo devo fare con il controllo del solo movimento. Nel Randori non c'è mai un Ikkyo uguale all'altro, ma tutti con lo stesso principio. E se uso la forza, una leva, una qualsiasi pressione per atterrare il mio partner, non è Ikkyo.

Per praticare in modo corretto non si dovrebbe considerare il Randori come un combattimento per applicare una tecnica o, peggio, per battere il partner. Il Randori è il combattimento della purezza. Nel Randori devo applicare i principi con un partner in movimento che cercherà di rendermi le cose sempre più difficili. 
Nel Judo tradizionale si definisce Randori quel tipo di combattimento per migliorare la propria tecnica, e Shiai il combattimento per dimostrare l'efficacia della propria tecnica.

Ikkyo ha una "costruzione semplice, per questo è difficile" direbbe Saito Shihan.

La prima forma di Ikkyo che  O Sensei insegnava ad Iwama, diceva il M° Saito, era Shomen Uchi dai Ikkyo Omote


Per molti aikidoka che consultano per la prima volta il manuale Budo di O Sensei, appare una frase controversa:
"...Tori inizia per colpire in shomen uchi...". "Ma come? Si è sempre detto che l'Aikido è il non plus ultra della non violenza, che nell'Aikido non si attacca. Ci deve essere qualcosa di sbagliato nella traduzione...", Ma poi ci sono anche le immagini per confermarlo.


1 - Uke ha il pugno chiuso, indice di un tentativo di aggressione, in effetti l'attacco fisico non è ancora avvenuto, ma è in atto quello mentale. Tori (O Sensei) prende l'iniziativa e alza la mano destra per un fendente alla testa (Shomen Uchi)



2 - Uke abbandona l'attacco per difendersi. Tori (O Sensei) afferra e blocca il gomito di Uke.


In questo primo step O Sensei ci dice "...Andate subito a prendere la sua energia, il suo spirito, la sua mente...", "...andate subito al centro dell'azione (Irimi)...". Possiamo aggiungere, in chiave più etica, "prevenire è meglio che curare". In una visione tattica "...la miglior difesa è l'attacco...".


Ma è anche estremamente logico con il principio dell'Aikido: catturare l'energia. E' perfettamente in linea con la tattica dell'autodifesa: non dare lo spazio e il tempo al nostro aggressore di organizzare un attacco. Ed è' in linea con l'etica: prendere l'iniziativa sull'aggressore e renderlo inoffensivo procurandogli meno danni possibili.


Arrivati a questo punto, infatti, l'aggressione sarebbe fermata, ma potrebbe esserci una reazione dell'aggressore per continuare l'offesa, allora lo costringiamo al suolo, controllandolo. 


3 - Tori (O Sensei) stabilizza il suo corpo mantenendo lo sbilanciamento di Uke


4 - In questo fotogramma passiamo direttamente alla fase di penetrazione, l'irimi in direzione della testa di Uke che lo costringerà a mettere a terra la mano per poi passare all'immobilizzazione (foto 5).


Va comunque detto che O Sensei, nei lunghi anni di studio e rettifiche, ha sempre di più affinato la tecnica ai principi dell'Aikido, aggiungendo e levando sia azioni che movimenti.

Il M° Morihiro Saito è stato forse il testimone più vicino dell'evoluzione ultima dell'Aikido. Egli è il discepolo che, nel tempo, è stato il più vicino a O Sensei...è un fatto storico (vedi l'articolo di Stanley Pranin nella pagina iniziale).
  
La sequenza che segue è la stessa tecnica eseguita da Morihiro Saito Sensei 

Colgo l'occasione anche per portare l'attenzione su come, questa sequenza della tecnica, metta in luce l'aspetto tattico-spirituale di uno scontro. 
Per poter eseguire questa tecnica in modo efficace (nel senso anche dell'efficacia rapportata all'apprendimento), esaminiamo questi aspetti di atteggiamento, indispensabili per capire a fondo come avviene il controllo di un'aggressione. Cominciamo con l'analizzare i 4 stati di armonizzazione tra corpo e mente-spirito.

Mente in attesa    -    Corpo in attesa
(atteggiamento neutrale ma di completa e rilassata attenzione)
Mente in attesa     -    Corpo in attacco
(rappresenta lo stato di attacco o difesa per sfruttare la reazione del partner)
Mente in attacco     -     Corpo in attesa
(rappresento lo stato aggressivo, ma controllato)
Mente in attacco     -     Corpo in attacco 
(rappresenta lo stato aggressivo totale, a volte irruento)

Questo è anche un argomento che tratterò prossimamente. Per il momento sappiamo che il giusto atteggiamento è indispensabile per analizzare la tecnica correttamente, altrimenti diventa solo esercizio fisico di rappresentazione attacco-difesa.


Uke ha le mano in tegatana, il suo corpo è in attesa, ma la sua mente è già in attacco. Tori è rilassato, la sua mente e il suo corpo sono in attesa.


Tori subito passa allo stato di corpo in attacco e mente in attesa. Tori va a fermare subito l'intento di Uke, il suo shomen uchi con colpisce il corpo di Uke, ma la sua mente. Uke d'istinto si protegge. La mente di Tori era in attesa della reazione di Uke, che solleva il braccio. Tori quindi blocca il gomito. 

Da qui alla fine il corpo di Tori sarà sempre in azione e la sua mente in uno stato di attesa per captare tutte le reazioni di Uke.


Bisogna fare attenzione a non portare avanti subito la gamba sinistra: Uke non è ancora completamente neutralizzato ed ha la possibilità di afferrare la gamba di Tori.
Questo passaggio è importante specialmente nella fase Ki Hon, fermandosi un momento per sentire se la stabilità e stata raggiunta. Mentre nel Ki no Nagare il passaggio è più veloce, ma ci deve sempre essere.

Nella sequenza precedente, quella con O Sensei, manca questo passaggio (vi è il passaggio diretto dal fotogramma 2 al 4 della presente sequenza); come per altre tecniche rappresentate nel libro Budo, i passaggi fotografici sono molto ridotti, forse per i costi elevati degli scatti fotografici dell'epoca. Può anche essere che O Sensei abbia aggiunto questo passaggio proprio nell'evoluzione tecnica successiva alla pubblicazione di Budo. Ho la sensazione che la pratica di questa tecnica, senza questo passaggio, sia stata tramandata nei vari stili dai molti discepoli di O Sensei che si sono allontanati precocemente dal loro maestro, portandosi dietro modelli non completamente affinati.


Molte volte succede che Tori avanzi subito per portare a termine la tecnica nel più breve tempo, senza assicurarsi dello stato di sbilanciamento di Uke (in altre parole passa dalla posizione del fotogramma 2 a quella del fotogrammma 4 troppo presto). Così facendo, come abbiamo detto, se Uke non è sufficientemente sbilanciato può agganciare la gamba avanzata di Tori.
Ikkyo rappresenta la tecnica di controllo per eccellenza, non ci si deve far prendere dall'irruenza del movimento. Il controllo deve essere sul corpo di Uke, ma anche sul proprio.


Provando e riprovando, osservando anche vecchi modelli del Daito Ryu Aiki Jutsu...sono giunto ad una mia interpretazione: il modello rappresentato in Budo è senz'altro valido in un'azione veloce di combattimento, nella velocità dell'azione d'attacco si punta anche sulla prestazione fisica (potenza e velocità) che, in molti casi, può risolvere il problema di un contro-attacco. Nell'ottica della difesa devo preoccuparmi, prima di tutto, di non subire danni. Devo assicurarmi che, durante ogni fase dell'esecuzione tecnica, Uke non possa contro-attaccare o colpirmi.

Questa diversità si nota anche nell'ultimo fotogramma di ambedue le sequenze: nel manuale Budo O Sensei termina con un controllo più efficace dal punto di vista "marziale", bloccando il braccio sedendoci sopra e intimando la resa sollevando il braccio in tegatana. In questa sequenza invece si termina con un controllo di principio efficacemente simbolica "non ledere chi ti aggredisce".


Per rompere ulteriormente l'equilibrio di Uke a questo punto Tori entra (irimi) con l'anca e tutta la gamba sinistra verso il centro di Uke che, per non cadere, poggia la mano sinistra a terra, cercando di ristabilire l'equilibrio. 
Tori apre, avanzando assieme la mano destra e la gamba destra, e scende al suolo con pieno controllo. (questa parte manca nei fotogrammi, ma nel filmato sottostante appare chiaramente)


video

In questo filmato l'esecuzione di Shomen Uchi dai Ikkyo Omote eseguita dal M° Fausto De Compadri
(da notare come i movimenti si susseguono in linea con le precedenti immagini di Saito Sensei) 


Un'altra testimonianza ci arriva da altro noto discepolo di O Sensei, Gozo Shioda; nel suo libro "Aikido dinamico" egli scrive: Tori attacca sollevando la mano...Uke blocca l'attacco con il braccio..."

L'Aikido è vivo, è come la natura di tutte le cose, in continuo movimento e mutamento; ma una rosa è una rosa, i petali e gli spini saranno disposti in modo diverso e con forme leggermente diverse, ma è ben distinguibile dagli altri fiori. Penso che così debba essere anche per l'Aikido, in continuo movimento e mutamento, ma le sue tecniche distinguibili e i suoi principi chiari e in linea con quelli che O Sensei ha tracciato. "Nel progresso la tradizione" era il moto di Jigoro Kano, il creatore del metodo Judo.

0 commenti:

Posta un commento