Le tecniche, i movimenti e la tattica dell'Aikido derivano dai movimenti e tattica del Kenjutsu... O Sensei ha adattato questi movimenti e tattica sia al Tai Jutsu che al Buki Waza, conformemente ai principi che egli ha stesso ha elaborato...
Al giorno d'oggi alcune scuole di Aikido praticano poco o non studiano affatto il Buki Waza (tecniche con le armi). Qualche scuola ha perfino bandito le armi dalla pratica in nome della non violenza, allontanandosi così dalle radici. Altre, in contrapposizione, studiano le tecniche delle scuole di Kendo, Iaido, Jodo... Queste arti, e non solo a mio parere, seppur validissime, non sono completamente adeguate alle applicazioni nei movimenti e ai principi del Tai Jutsu dell'Aikido (tecniche di corpo a corpo) anzi, alcune vanno in direzioni opposte.
Questo non significa che non devono essere praticate, ma devono essere considerate delle arti marziali, o sport derivanti da arti marziali, che con l'Aikido hanno poco a che fare.
KEN NO KAMAE
La posizione di base per la pratica dell'Aikiken è il Ken No Kamae, in particolare la forma Chudan. I criteri che governano questa posizione rappresentano la base dell' Hanmi.
Quando parliamo di Ken no Kamae quindi parliamo anche di Hanmi.
I Kamae, nell'Aikiken, sono tre, e sono i tre Kamae dei primi tre Suburi: 1° Suburi-Chudan no Kamae, 2° Suburi-Jodan no Kamae e 3° Suburi-Gedan no Kamae.
Nella altre arti di spada le posizioni di guardia solo molte di più; ma sappiamo che, O Sensei, ha preso solo quello che, funzionalmente, serviva a mettere in luce il principio dell'Aikido nelle rispettive azioni. E, più di tutto, ha selezionato ed ha "pulito" tutti i movimenti da ciò che, potenzialmente, poteva allontanare la pratica da questi principi.
Allora, oggi, ci ritroviamo a praticare tecniche di Aikido senza sgambetti, senza falciate, senza spazzate...tutti quei meccanismi che rendono efficaci le tecniche e riducono l'efficenza dell'aikidoka. O Sensei le ha pulite per dirci: "levatevi tutte le corazze e praticate con il minimo delle vostre potenzialità sfruttandole al massimo". Si intuisce che, egli, cercava di non armarci di tecniche, ma farci diventare "la tecnica". L'Aikido ci spoglia completamente e ci obbliga a combattere con la nostra sola intima natura.
Queste tre posizioni, strategicamente, erano quelle che si adottavano di più nei combattimenti del Bushi. Ognuna di queste posizioni controllava l'altra. I passaggi da una posizione all'altra determinavano la tattica di attacco o difesa:
Se il primo contendente assumeva la posizione Chudan, l'altro passava alla Jodan, e il primo rispondeva con Gedan.
Ne approfondiremo più avanti questi meccanismi, per il momento gustiamoci questo filmato ricavato da "i sette samurai" di Akira Kurosawa, e osserviamo questi passaggi che sono volutamente ben evidenziati dal favoloso regista, esperto della tradizione Samurai del suo paese (vedi critica cinematografica a fine del presente articolo).
Ken no Kamae e la stabilità
Sia come persone, nella vita di tutti i giorni, che come aikidoka, nello studio e apprendimento delle caratteristiche marziali, il nostro equilibrio può essere compromesso in tre punti.
Al giorno d'oggi alcune scuole di Aikido praticano poco o non studiano affatto il Buki Waza (tecniche con le armi). Qualche scuola ha perfino bandito le armi dalla pratica in nome della non violenza, allontanandosi così dalle radici. Altre, in contrapposizione, studiano le tecniche delle scuole di Kendo, Iaido, Jodo... Queste arti, e non solo a mio parere, seppur validissime, non sono completamente adeguate alle applicazioni nei movimenti e ai principi del Tai Jutsu dell'Aikido (tecniche di corpo a corpo) anzi, alcune vanno in direzioni opposte.
Questo non significa che non devono essere praticate, ma devono essere considerate delle arti marziali, o sport derivanti da arti marziali, che con l'Aikido hanno poco a che fare.
KEN NO KAMAE
La posizione di base per la pratica dell'Aikiken è il Ken No Kamae, in particolare la forma Chudan. I criteri che governano questa posizione rappresentano la base dell' Hanmi.
Quando parliamo di Ken no Kamae quindi parliamo anche di Hanmi.
I Kamae, nell'Aikiken, sono tre, e sono i tre Kamae dei primi tre Suburi: 1° Suburi-Chudan no Kamae, 2° Suburi-Jodan no Kamae e 3° Suburi-Gedan no Kamae.
Nella altre arti di spada le posizioni di guardia solo molte di più; ma sappiamo che, O Sensei, ha preso solo quello che, funzionalmente, serviva a mettere in luce il principio dell'Aikido nelle rispettive azioni. E, più di tutto, ha selezionato ed ha "pulito" tutti i movimenti da ciò che, potenzialmente, poteva allontanare la pratica da questi principi.
Allora, oggi, ci ritroviamo a praticare tecniche di Aikido senza sgambetti, senza falciate, senza spazzate...tutti quei meccanismi che rendono efficaci le tecniche e riducono l'efficenza dell'aikidoka. O Sensei le ha pulite per dirci: "levatevi tutte le corazze e praticate con il minimo delle vostre potenzialità sfruttandole al massimo". Si intuisce che, egli, cercava di non armarci di tecniche, ma farci diventare "la tecnica". L'Aikido ci spoglia completamente e ci obbliga a combattere con la nostra sola intima natura.
Le tre immagini sono relative alle tre posizioni del Katori Shinto Ryu.
Anche se il Buki Waza di O Sensei, elaborato appositamente per l'Aikido, si differenzia dalle tante scuole di Kenjutsu, alcuni punti rimangono comuni.
Anche se il Buki Waza di O Sensei, elaborato appositamente per l'Aikido, si differenzia dalle tante scuole di Kenjutsu, alcuni punti rimangono comuni.
La posizione Hanmi, che l'Aikido ha mantenuto, in altre arti marziali è stata sostituita, per ragioni di competizione (dove gli attacchi diventano più importanti della difesa), da una posizione più frontale., e dove, non essendoci pericolo di morte, si possono assumere atteggiamenti audaci.
Queste tre posizioni, strategicamente, erano quelle che si adottavano di più nei combattimenti del Bushi. Ognuna di queste posizioni controllava l'altra. I passaggi da una posizione all'altra determinavano la tattica di attacco o difesa:
Se il primo contendente assumeva la posizione Chudan, l'altro passava alla Jodan, e il primo rispondeva con Gedan.
Ne approfondiremo più avanti questi meccanismi, per il momento gustiamoci questo filmato ricavato da "i sette samurai" di Akira Kurosawa, e osserviamo questi passaggi che sono volutamente ben evidenziati dal favoloso regista, esperto della tradizione Samurai del suo paese (vedi critica cinematografica a fine del presente articolo).
E' superfluo far notare quanto, nella tradizione guerriera, il controllo della posizione, dello spirito e dell'emotività siano determinanti nelle situazioni di pericolo.
Ken no Kamae e la stabilità
Sia come persone, nella vita di tutti i giorni, che come aikidoka, nello studio e apprendimento delle caratteristiche marziali, il nostro equilibrio può essere compromesso in tre punti.
1. Equilibrio fisico
Il punto di controllo è il baricentro del corpo umano, posizionato un paio di centimetri al di sotto dell'ombelico
3. Equilibrio psichico-mentale
Il punto di controllo è la nostra mente, il nostro centro di controllo
Il punto di controllo è il baricentro del corpo umano, posizionato un paio di centimetri al di sotto dell'ombelico
2. Equilibrio emozionale
Il punto di controllo è il cuore-polmoni, organi che manifestano materialmente le ansie
3. Equilibrio psichico-mentale
Il punto di controllo è la nostra mente, il nostro centro di controllo
La rottura dell'equilibrio di uno di questi tre punti si ripercuote anche sugli altri punti. Il controllo, la stabilità e l'allineamento continuo di questi tre punti agisce in modo determinante sul nostro stato e di conseguenza sulle nostre scelte e azioni.
Nello Zen la postura è di primaria importanza per la meditazione.
Si impiega più di un anno per sedersi in modo corretto.
Se i tre punti sono ben allineati allora i sensi, i pensieri, l'energia, fluiscono naturalmente senza blocchi e la lucidità e l'intuizione saranno totali.
O Sensi in meditazione
Nell'Aikido ritroviano questa formula attraverso i tre fondamenti che O Sensei ha tracciato:
Equilibrio fisico - Stabilità - Solidità - Terra - Quadrato
Equilibrio Emotivo - Circolazione - Fluido - Acqua - Cerchio
Equilibrio psichico - penetrazione - Aria - Fuoco - Triangolo
Nella tradizione filosofica orientale l'abbinamento con la struttura a pagoda è molto radicato. Il quadrato viene rappresentato dagli arti inferiori, terra-ventre, il confine è esattamente 3 cm sotto l'ombelico. Il cerchio comprende la zona ventre-cuore, il confine è il cuore. Il triangolo comprende la zona cuore-mente, il confine è il punto più alto.
Ken no Kamae e i tre fontamenti
La particolare posizione di Ken no Kamae di O Sensei
La posizione Ken no Kamae allinea la mente il cuore e bacino:
Bacino
Stabilità, equilibrio fisico, tecnica efficace...
La base stabile per l'esecuzione tecnica, punto di equilibrio e squilibrio fisico
Cuore
Emotività, sensibilità...
Il cuore prende la decisione finale, punto di equilibrio e squilibrio emozionale
Mente
Concettualizzazione, elaborazione, concentrazione...
La base tattica e strategica dell'azione e della difesa, punto di equilibrio e squilibrio della psiche.
Se la posizione è corretta il ventre è stabile, il respiro (kokyu) si normalizza e il cuore batte calmo, non agita la mente che diviene concentrata ma libera e il ki fluisce.
Se la posizione non è corretta il ventre è instabile, il respiro diviene ansia il cuore batte forte e agita la mente (stress) il Ki si blocca.
La stabilità del corpo può essere rotta provocando un forte squilibrio mentale. Agendo sulla mente
Nell'etica dell'Aikido quanto sopra ci porta alla seguente constatazione
Il corpo esegue il fendente
la mente dirige il fendente
il cuore decide tra vita e morte
Nell'etica dell'Aikido quanto sopra ci porta alla seguente constatazione
Il corpo esegue il fendente
la mente dirige il fendente
il cuore decide tra vita e morte
Morihiro Saito Sensei in Ken no Kamae
Ken no Kamae e la strategia del controllo
La spada puntata verso gli occhi dell'avversario ne controlla la mente: l'allineamento (a-c) indirizza la stabilità del proprio corpo, in linea retta, verso la mente dell'avversario il quale non riuscirà a trovare il modo di penetrarne la guardia.
Questo è un punto fondamentale per riuscire a catturare il Ki dell'aggressore, ed è a questo punto che Tori può aprire la propria guardia per canalizzare l'attacco di Uke.
KAMAE non è solamente una posizione fisica, una guardia per il combattimento, ma uno stato fisico-psichico-emotivo, un collegamento tra mente corpo e spirito. Per questo motivo la posizione, in un combattimento reale, era di fondamentale importanza.
Lo sfidante non intuisce la differenza e dichiara parità, ma Kyuzo, più consapevole, afferma che la vittoria è sua. Inevitabile la risposta: proviamo allora sul serio.
Questo è un punto fondamentale per riuscire a catturare il Ki dell'aggressore, ed è a questo punto che Tori può aprire la propria guardia per canalizzare l'attacco di Uke.
KAMAE non è solamente una posizione fisica, una guardia per il combattimento, ma uno stato fisico-psichico-emotivo, un collegamento tra mente corpo e spirito. Per questo motivo la posizione, in un combattimento reale, era di fondamentale importanza.
Nota sul Duello di "I Sette Samurai"
Akira Kurosawa si è avvalso della consulenza del Maestro di Kendo Yoshio Sugino per quanto riguarda le parti tecniche-tattiche del film, anche se non sappiamo quando abbia influenzato la trama dell'opera. Il duello sopra rappresentato ripropone un episodio storico, anche se, per ovvie ragioni, non ricostruibile con esattezza, il protagonista fu il famoso maestro di spada Yagyu Jubei Mitsutoshi (1607-1650), della scuola Yagyu ryu. All'epoca, come oggi, le spade di legno erano utilizzate per l'allenamento quotidiano (bokuto o bokken) senza l'uso di protezioni, i colpi dovevano giungere a contatto con una forte padronanza in modo tale da non portare lesioni. Naturalmente gli incidenti erano ugualmente frequenti, a volte anche mortali, e le contestazioni erano d'uso. Col tempo l'uso dello shinai, a tutt'oggi usata negli incontri di Kendo, consentiva di portare il colpo in sicurezza ma senza rischio di lesionare l'avversario.
I Samurai senza padrone (Ronin) erano continuamente in viaggio e portavano con se solo lo stretto indispensabile. Nella sequenza cinematografica i due contendenti, in mancanza di bokken, ricavano delle spade di fortuna tagliando dei bambù. Lo sfidante quindi assume un atteggiamento aggressivo (mente in attacco, corpo in attesa) in guardia alta (jodan) mentre l'altro si porta in guardia waki gamae (gedan), con atteggiamento neutro (mente e corpo in attesa).
Innervosito lo sfidante attacca per rompere gli indugi, in modo irruento (corpo e mente in attacco), Kyuzo (protagonista del film) arretra con perfetto sincronismo e il suo bokken tocca l'avversario un attimo prima che questo tocchi a sua volta.
Lo sfidante non intuisce la differenza e dichiara parità, ma Kyuzo, più consapevole, afferma che la vittoria è sua. Inevitabile la risposta: proviamo allora sul serio.
La ripetizione con le spade vere ricalca gli schemi del primo assalto, e questa volta il risultato è fatale per lo sfidante. Kurosawa con un artificio scenico che ama molto, dopo aver esasperato la tensione ed il ritmo dell'azione, passato il momento cruciale, mostra al rallentatore la caduta della vittima. Probabilmente un espediente più realistico di quello che sembri: nei momenti di massima attenzione, come quella che debbono avere gli spettatori di un duello mortale, i sensi aumentano al massimo la loro sensibilità ed i tempi sembrano dilatarsi, gli attimi diventano interminabili.










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