Non sono contrario agli stili, ne favorevole, non sono contrario all'agonismo, ne favorevole, quello che scrivo è solamente una mia constatazione.
Morihei Ueshiba era un combattente. Sono molti gli aneddoti riguardanti questa sua attitudine. Perché, allora, tanta ostinazione contro il combattimento?
Premetto che sono assolutamente d'accordo, pur con il mio passato di judoka e agonista, con chi afferma che l'Aikido non venga “contaminato” dall'agonismo, anche perché di agonismo vero ce n'è già molto tra i molti maestri di Aikido, e tra le varie associazioni.
Ritengo comunque il confronto, non agonistico, un modo efficace per migliorare.
Ritengo comunque il confronto, non agonistico, un modo efficace per migliorare.
Nelle varie argomentazioni apparse nel web ho notato due sostanziali, giustificate e nello stesso tempo discutibili motivazioni che vogliono negare l'agonismo all'Aikido:
la prima è la certezza di uno snaturamento dell'Aikido
la seconda: la paura di sviluppare troppo l'ego individuale.
Per la prima argomentazione sono assolutamente d'accordo, come è avvenuto per il Judo, molte tecniche sono scomparse perché pericolose. Nell'arte marziale avviene l'esatto contrario: nello sport se la tecnica è pericolosa la si leva mentre, per la marzialità, intesa come arte guerriera, più è pericolosa, più va applicata.
Nell'Aikido, che non prevede di ledere l'avversario, di vitale importanza è il controllo, applicando tecniche devastanti senza portarle in modo pericoloso. Ma prima di arrivare a un controllo in una azione di vero combattimento, parecchi Uke non avrebbero più la possibilità di praticare.
la prima è la certezza di uno snaturamento dell'Aikido
la seconda: la paura di sviluppare troppo l'ego individuale.
Per la prima argomentazione sono assolutamente d'accordo, come è avvenuto per il Judo, molte tecniche sono scomparse perché pericolose. Nell'arte marziale avviene l'esatto contrario: nello sport se la tecnica è pericolosa la si leva mentre, per la marzialità, intesa come arte guerriera, più è pericolosa, più va applicata.
Nell'Aikido, che non prevede di ledere l'avversario, di vitale importanza è il controllo, applicando tecniche devastanti senza portarle in modo pericoloso. Ma prima di arrivare a un controllo in una azione di vero combattimento, parecchi Uke non avrebbero più la possibilità di praticare.
Considerazioni sugli aspetti dell'agonismo
Con la seconda affermazione non sono assolutamente d'accordo.
Ho sentito spesso criticare il Judo moderno, con assoluta ragione, perché molti judoka hanno perseguito sopratutto l'aspetto agonistico finalizzato alla vittoria, alimentando l'egocentrismo e l'egotismo, come ho letto da qualche parte (anche se ho visto molto più egocentrismo e egotismo in alcuni alti gradi di Aikido).
Ho sentito spesso criticare il Judo moderno, con assoluta ragione, perché molti judoka hanno perseguito sopratutto l'aspetto agonistico finalizzato alla vittoria, alimentando l'egocentrismo e l'egotismo, come ho letto da qualche parte (anche se ho visto molto più egocentrismo e egotismo in alcuni alti gradi di Aikido).
Alcuni dei buoni atleti di Judo con cui ho combattuto, e in quelli di altre discipline che ho frequentato, ho sempre trovato molta modestia e mutuo rispetto, affrontandosi non per sconfiggere l'altro, ma per capire se la propria tecnica andava nella giusta direzione; la vittoria o la sconfitta ne era la conseguenza.
Indubbiamente esiste chi vuole prevalere ad ogni costo con la forza o sfruttando le regole, ma nella maggior parte dei casi hanno vita breve, finito il periodo agonistico lasciano tutto.
Sono altrettanto convinto che il confronto sia un equilibratore dell'ego, non un alimentatore: l'atleta timido e poco sicuro può rendersi conto che in fondo non è peggiore di un suo avversario che riteneva superiore, l'atleta più aggressivo e prepotente si accorge che ci sono atleti migliori di lui.
Sono fermamente contrario a chi promuove il totale abbattimento dell'ego, non avrebbe senso nella nostra esistenza, ma concordo con chi promuove il suo equilibrio.
Sono fermamente contrario a chi promuove il totale abbattimento dell'ego, non avrebbe senso nella nostra esistenza, ma concordo con chi promuove il suo equilibrio.
Il pericolo del non confronto
Dall'altra parte ho sentito critiche rivolte ai praticanti di Aikido per la loro mancanza di un reale confronto, per la loro ricerca molto raffinata, a volte troppo filosofica, teorica. Non vogliono misurarsi con altri praticanti di Aikido. Non parlo di un tipo di confronto agonistico, se l'Aikido venisse trasformato in una disciplina agonistica diverrebbe, molto probabilmente, una brutta copia del Judo, parlo di un confronto costruttivo sia da un punto di vista tecnico che di principio.
Il lavoro senza confronto può ingannare, nascondere, mistificare e assoggettare: può far aumentare l'ego di chi lo pratica, nella convinzione smisurata delle proprie capacità, al punto da considerarsi talmente abile da essere imbattibile, o che la propria tecnica abbia raggiunto una così alta raffinatezza da “inventare nuovi stili”.
Ho come l'impressione che l'egocentrismo non venga alimentato dal “sano confronto” dell'attività agonistica ma da quella non sana forma di “potere” che scaturisce quando ci si accorge delle proprie “capacità coinvolgenti” e propense al comando, con il carisma, con la soggezione: quando ci si pone al centro dell'attenzione senza permettere confronti. Quando si capisce quanto sia facile contrariare lo spontaneo o promuovere l'artifizio.
Vorrei così affermare che anche il non agonismo contribuisce ad alimentare l'ego.
Credo che, in questo senso, i passaggi facili ai gradi alti siano più pericolosi dell'attività agonistica, se il candidato non lo merita.
Credo che, in questo senso, i passaggi facili ai gradi alti siano più pericolosi dell'attività agonistica, se il candidato non lo merita.
Ho conosciuto anche aikidoka con alti gradi, bravi maestri, che ancora imparano dai loro allievi che chiedono e contestano, migliorando sempre di più; non si fanno precursori di nuovi stili come molti altri hanno fatto attaccandosi ad un'infinità di argomentazioni non tecniche (forse proprio perché la tecnica non la conoscono), per proporre il loro poco credibile Aikido.
Ci sono stati anche grandi personaggi che hanno creato valide correnti, diverse da quelle tecnico-strategiche dell'Aikido concepito come arte marziale. Metodi di pratica che hanno perso il carattere tattico-tecnico-marziale per promuovere nuove esperienze del tipo tecnico-sensitive piuttosto che pratiche finalizzate al puro esercizio fisico; ma nessuna di queste correnti è Aikido totale, eventualmente può esserne una parte. Jigoro Kano stesso ha introdotto nel Judo esercizi come il Ju No Kata (forme della cedevolezza) con movimenti talmente stilizzati che la tecnica del Judo diviene irriconoscibile, è stato concepito come una ginnastica, ma sviluppa indubbiamente quel senso del cedere e dell'assecondare utilissima anche alle tecniche di combattimento, ma è una parte del Judo, non è Judo totale.
L'insegnate deve essere chiaro quando propone questi tipi di pratica, affermando che non si tratta di Aikido, ma un sistema che ne deriva..
L'insegnate deve essere chiaro quando propone questi tipi di pratica, affermando che non si tratta di Aikido, ma un sistema che ne deriva..
Finalmente alcune considerazioni razionali sulla pratica dell'aikido. condivido pienamente quanto espresso.
RispondiEliminaCondivido anche io. Tuttavia a parole sono tutti bravi, poi nella pratica, nel concreto, quando si iniziano a fare domande particolari o a richiedere un pò più di realtà in quello che si fa, tutti si nascondono dientro ad un dito. Rimproverando con le solite frasi: questo non è Aikido, hai sbagliato disciplina, capirai con il tempo..... tutte balle! La mia verità, da buon principiante, è che l'AIkido per molti (maestri compresi) è solo un castello incantato dalle fondamenta di carta. Fortunatamente c'è chi oltre alle fiabe pratica in altro modo....
RispondiEliminaPremettendo che sono in completo accordo con tutto cio che è stato detto fin qui, io credo che la soluzione del vostro problema/domanda è insita nel fatto stesso di aver traslato un'arte marziale, appartenente ad una societa in cui la difesa personale era l'incipit di ogni uomo, in un'epoca e in una societa che, per ovvi motivi, non possono accettare tecniche troppo rischiose per l'incolumita della persona.
RispondiEliminaQuesta trasformazione (che ha comportato come dite l'annullamento di alcune tecniche) ha fatto si che inevitabilmente di snaturasse la razionalita, la semplicita e di conseguenza anche il fine ultimo di queste arti! quindi ragazzi ritengo che, sia l'agonismo, che comporta ovvie privazioni dal punto di vista tecnico, sia l'eccessivo estetismo che sfocia nel chiaro pericolo di non confronto a mio parere sono ENTRAMBE ERRATE!!
..e seppur io preferisca (se dovessi decidere) l'agonismo perche come si diceva è: "..un equilibratore dell'ego.." e come dico sempre una reale comprova di cio che hai fatto tuo, di fondo l'unica soluzione per afferrare con pienezza queste arti sarebbe dunque quella di viverle pienamente con tutti i pericoli del caso...comprendo d'altra parte pero che un ragazzo dei nostri tempi non voglia rischiare di spezzarsi un braccio o di subire qualche altra forma di infortunio...di conseguenza non c'è altro che accettare questi difetti perche sono frutto di una chiara trasposizione imposta dalla nostra cultura!!
io personalmente pero vi porto la mia esperienza:
ho praticato Aikido, Jujitsu, Kick boxing, Taekwondo, e ho denotato il fatto che ogni arte specializzandosi in una determinato settore, lascia inevitabilmente dei vuoti, STA A NOI CON LA PASSIONE E IL CONTINUO INTERESSE VERSO NUOVE ARTI (che insegnano sempre qualcosa di nuovo!!) CERCARE DI COLMARE QUEL GAP CHE ESISTE TRA LE ODIERNE ARTI MARZIALI E QUELLE ANTICHE CHE NON PREVEDEVANO ALCUNA PRIVAZIONE!!
i miei saluti,
Carlo