martedì 31 maggio 2011

LA CINTURA NERA

LE ORIGINI DEI GRADI
Come risaputo le arti marziali giapponesi moderne quali il Judo, il Karate, l'Aikido, il Kendo, il Kyudo...si avvalgono di un sistema di graduazione che ha origini recenti.

Molte sono le leggende che ruotano attorno alle origini della famigerata Cintura Nera, ma la realtà va ricercata nei fatti storici.

La cintura nera fu introdotta dal compianto Jigoro Kano all'inizio del secolo scorso, per regolamentare i gradi nel Kodokan (istituto fondato dallo stesso Kano come sede centrale del Judo). Egli è stato il primo ad usare la cintura nera, e le altre cinture colorate (bianca e rossa per il 6° 7° e 8° Dan, Rossa per il 9° e 10° dan) per distinguere gli allievi esperti in possesso del Dan (livello) dai principianti. Prima di allora, le scuole di Jujutsu, come molte altre arti marziali giapponesi di quel periodo, utilizzavano il complicato sistema Menkyo per designare particolari livelli di abilità tecnica.

Nel periodoTokugawa (1600-1868) cominciarono a formarsi gli stili marziali o scuole (Bujutsu ryu).
Le arti marziali antiche giapponesi vennero classificate in diciotto diverse branche dette Bugei Ju-Happan. Esse consistevano in: tiro con l’arco (kyujutsu), artiglieria (hojutsu), pugnale (tantojutsu), alabarda (naginatajutsu), gancio (mojirijutsu), cavalleria (bajutsu), lancia (sojutsu), lancio del coltello (shurikenjutsu), stiletto (ganshinjutsu), contenimento (toritejutsu), catena e falcetto (kusarigamajutsu), bastone (bojutsu), furtività (shinobijutsu), nuoto (suijutsu), spada (kenjutsu), estrazione della spada (battojutsu), mazza (juttejutsu) e autodifesa a mano nuda (jujutsu) (3). Queste scuole usavano il sistema Menkyo per graduare i propri studenti.

Ai praticanti di queste antiche scuole inizialmente veniva conferito il grado di Shoden. Poi proseguivano con Chuden, Okuden/Mokuroku, Menkyo e alla fine Menkyo Kaiden, che significava letteralmente “licenza di trasmissione totale”.

Dopo aver fondato il Kodokan, nel 1882, il dott. Kano affrontò anche studi accademici di molti altri stili di Jujutsu. Poco dopo aver fondato il suo stile di Jujutsu, che divenne poi il moderno Judo, il dott. Kano revisionò anche il sistema di graduazione, creando dieci gradi con intervalli relativamente brevi per mantenere alto il livello di interesse degli allievi durante la progressione attraverso i livelli tecnici.
Nel 1883 Kano divise gli studenti in due gruppi, quelli senza grado (mudansha) e quelli con grado (yudansha). I primi shodan (1° dan) del Kodokan furono due famosi studenti quali Tsunejiro Tomita e Shiro Saigo, promossi anche a secondo dan un anno dopo.

Con il tempo l'abilità e il grado dei Judoka cominciò ad essere denotata da cinture dal diverso colore. Generalmente in Giappone i mudansha portano cinture bianche attraverso la progressione nei gradi kyu. Alcune scuole utilizzano la cintura marrone per i gradi kyu più alti. Le cinture colorate giallo, arancio, verde e blu ebbero origini in Europa e furono importate negli USA negli anni 50.

La cintura nera era tradizionalmente legata alla competizione, dal primo dan (shodan) al quinto dan (godan). Una cintura rossa e bianca, dal sesto all'ottavo dan, era portata da chi aveva superato lo scoglio del confronto o per aver reso un servizio al Judo; le cinture completamente rosse erano riservate a noni e decimi dan.

Il Karate adottò il sistema di gradi del Judo e l’uso della cintura nera dopo che il maestro Gichin Funakoshi di Okinawa dimostrò ed insegnò le sue tecniche presso il Kodokan negli anni 20. Alla fine il sistema dan fu incorporato dal Kendo, dall’Aikido, e da molte altre forme di arti marziali.

LA FILOSOFIA DEI GRADI
Sebbene il dott. Kano non abbia lasciato niente di scritto sui vari colori utilizzati, ci ha lasciato comunque qualche traccia. 

La cintura bianca (dal 6° al 1° Kyu) è legata simbolicamente alla purezza e al vuoto, alla pulizia e sacralità, e rappresenta il Yin cinese. Questi gradi erano legati al periodo di apprendimento, il bianco rifletteva la purezza dei principianti, pertanto i Kyu originariamente non partecipavano ai combattimenti.

La cintura nera (dal 1° dan al 5° dan) rappresenta il pieno, il sapere, e determina quando l'allievo era pronto al combattimento, essa era legata al periodo competitivo e rappresentava il fulcro della formazione della persona. Un atleta agonista, anche oggi in Giappone, non può superare il 5° dan.

La cintura bianca e rossa (dal 6° - 8° dan) simboleggia il trapasso dalla fase competitiva a quella del judo filosofico-educativo-sociale. Il colore risale alla tradizionale rivalità tra la scuola dei rossi (est, caratterizzati dalla loro tendenza conservatrice e tradizionale) e bianchi (ovest, più liberali e tendenti al progresso). Il torneo tra i bianchi e rossi è ancora vivo nella tradizione judoistica giapponese. Nelle competizioni ancora oggi i due contendenti adoperano la cintura bianca o rossa.
Chi porta la cintura bianca e rossa ha quindi superato il divario della dualità e si avvia verso una pratica di "saggezza judoistica".

Il 9° e 10° dan sono caratterizzati dalla cintura rossa, che ha un significato diverso da quella usata in combattimento. Fino a qualche anno fa il 10° dan era il grado massimo raggiunto solo dagli allievi diretti di Jigoro Kano, oggi viene assegnato anche a chi ha raggiunto prestigiosi successi e incarichi nel Judo internazionale. Il rosso simboleggia il fuoco (KA), il bianco simboleggia l'acqua (MI), KAMI significa spirito, divinità. Il livello più basso è bianco ed è puro come l'acqua, il più alto è rosso ed è ardente come il fuoco. La cintura rossa (Yang) si contrappone all'estremità opposta alla cintura bianca (Yin).
Nella tradizione giapponese il Yin e Yang cinesi vengono rappresentati appunto dal fuoco e acqua (vedi anche il post su happo giri)

A Jigoro Kano, dopo la morte, venne assegnato il 12° Dan Shi Han (persona da imitare).

Secondo la dottrina filosofica del Kodokan non c'è limite ai progressi che si possono fare nel Judo quindi, se qualcuno avesse superato il livello più alto del decimo dan, "avrebbe trasceso dai colori e dai gradi" e sarebbe tornato alla cintura bianca, una sorta di chiusura del ciclo del Judo, come della vita.

In una simile eventualità, va detto che il Kodokan decise che la cintura, che tale persona avrebbe indossato, sarebbe stata "di altezza di circa doppia del normale" per evitare che dei principianti potessero fraintenderne il significato. In seguito il Kodokan decise che al solo dott. Kano fosse concesso tale grado, lasciando l'undicesimo Dan come simbolo di distacco. Nessuno può perciò raggiungere l'undicesimo dan, anche perché il 10° dan, come già detto, venne assegnato solo agli allievi diretti di Kano Shi Han e in seguito da pochi altri.
Purtroppo tutta questa visione filosofica va scomparendo poiché, per le attuali regole sportive e un adeguamento al modo di pensare occidentale, questi significati perdono il loro valore. Oggi gli atleti di judo per distinguersi indossano i judogi di colore diverso (uno bianco e l'altro blu). Già da tempo si utilizzano le cinture colorate per i kyu, relegando il colore bianco per chi mette piede solo la prima volta nel tatami. Sono stati introdotti gli esami per il 6° dan, quando questo grado non ha nessun significato tecnico. E anche alcuni sesti dan partecipano a campionati master, quando dovrebbero aver superato la dualità della competizione. Per non parlare del carattere speculativo che gira attorno ai gradi.

Del resto la nostra visione occidentale promuove la praticità legata al materialismo ed al risultato, rispetto alla spiritualità legata alla formazione, tipica delle discipline orientali tradizionali che, nella maggior parte dei casi, sono state la nostra prima attrazione.

Tutto questo mi ricorda la storiella del ricco americano che giunto in un'isola selvaggia del pacifico ne apprezza la natura. Decide di costruire la sua residenza per le vacanze con una casetta in paglia. Col tempo la sostituisce con il cemento, l'aria condizionata, la piscina, asfalta la strada...e riporta, in quello che aveva apprezzato perché diverso e naturale, il suo modo di vivere "civile".

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