Nelle attività sociali e lavorative di tutti i giorni ci si muove sui piani strategici dell'efficacia e la conseguente attuazione nell'efficienza. Tutto questo avviene sulla base di piani e strategie studiate e risolte a tavolino, altre volte ci si affida esclusivamente all'esperienza acquisita.
Tutto poi viene adeguato alla realtà della realizzazione e, queste azioni, molto spesso riservano sorprese inaspettate.
Ho già più volte accennato a quanto il mondo marziale tradizionale del Budo, antico e moderno, rappresenti lo specchio e la guida di tutte le azioni della nostra vita.
Tutto poi viene adeguato alla realtà della realizzazione e, queste azioni, molto spesso riservano sorprese inaspettate.
Ho già più volte accennato a quanto il mondo marziale tradizionale del Budo, antico e moderno, rappresenti lo specchio e la guida di tutte le azioni della nostra vita.
Il mondo antico rappresenta la tradizione e l'esperienza acquisita, che è il punto di partenza, ma non la soluzione certa per l'evoluzione ed il progresso in nuove realtà che si adattano alle moderne esigenze.
Di conseguenza è errato pensare che la tradizione rappresenti la soluzione di una problematica attuale, come risulta sbagliato abbandonare le tradizionali esperienze per riformulare sempre dal nulla qualsiasi stratagemma e azione.
Lo studio e la pratica dell'Aikido segue la logica di un processo di trasformazione dell'essere umano che lo porterà, attraverso lo studio e la pratica tradizionale (kata), a risolvere i conflitti dei contrasti, muovendosi armoniosamente nel caos (Ran) delle azioni, con filosofia ed etica appropriate alla civile convivenza.
Per raggiungere questo obbiettivo l'Aikido si avvale di un allenamento fisico e spirituale-filosofico che si basa sullo studio delle forme per arrivare poi alla non forma.
La pratica della forma avviene attraverso le codificazioni (Kata) e le tecniche (waza) eseguite in Ki hon e Ki no Nagare e che corrispondano all'etica e alla filofia dell'Aikido.
La pratica della non forma (takemusu) avviene attraverso il Jiyu Waza (tecniche in libertà) e l'applicazione nel movimento dinamico dell'azione non prestabilita (Randori), che corrispondano all'etica e alla filosofia dell'Aikido.
In una visione di stampo occidentale, analitica, possiamo fissare i seguenti punti cardine:
LA LOGICA DELLA FORMA E NON FORMA
Forma (kata, Ki hon, Ki no nagare)
Rappresenta il "modello ideale" costruito per dare forma alla realtà e arrivare all'applicazione della tecnica. Questo modello ideale non è altro che un "diagramma di flusso", una rappresentazione su cui basarsi come riferimento di base.
In sostanza la forma si basa sulla logica intellettiva di attacco e difesa.
Il modello rappresenta un'arma potente perché rassicurante e consolatorio: cercare di comprendere la realtà nella sua complessità è una battaglia persa. Si fissa un concetto e se ne determina l'azione.
Chi pratica esclusivamente l'Aikido attraverso le sole forme rischia di cadere nella trappola di non consapevolezza e sopravalutazione delle proprie capacità.
Non Forma (Jiyu waza, Randori)
La logica risiede nell'armonia con la realtà che consente di acquisire la capacità di applicazione in presa diretta abbandonando pregiudizi e preimpostazioni di esecuzione tecnica e tattica.
La non forma si basa sull'intuizione e non sul ragionamento.
La pratica delle forme libere e del Randori portano alla consapevolezza del proprio essere in rapporto alla realtà.
FORMA E NON FORMA COME OPPOSTI
Forma (kata, Ki hon, Ki no nagare)
Giusto e sbagliato, la forma rigida della classificazione esclude a priori i movimenti che non fanno parte del repertorio. E' legato al dualismo delle azioni del giusto e sbagliato, ciò che è giusto fare e ciò che non è giusto fare secondo le regole della risposta all'azione precedentemente determinata.
Non Forma (Jiyu waza, Randori)
Rappresenta la congiunzione e integrazione degli opposti, non esiste tecnica o strategia sbagliata o giusta se alla fine l'obbiettivo viene raggiunto, conformemente all'etica e alla filosofia dell'Aikido. Il punto cardine è il raggiungimento della non forma attraverso l'integrazione della forma.
L'AZIONE NELLA FORMA E NON FORMA
Forma (kata, Ki hon, Ki no nagare)
La pratica è finalizzata alla diretta realizzazione del proposito prefissato. L'azione si basa sull'attivismo e la forza di volontà per far sì che si realizzi quanto appreso nelle forme prestabilite.
Non Forma (Jiyu waza, Randori)
Rappresenta il "fare il non fare" attraverso l'adattamento. L'azione predisposta è un elemento di disturbo perché la continua modifica di situazioni ne modifica anche l'evoluzione e tutto si deve adattare alle nuove situazione che vanno creandosi.
LA CONSERVAZIONE DEGLI EFFETTI DELL'ESPERIENZA
Forma (kata, Ki hon, Ki no nagare)
Nella pratica formale non esiste esperienza pratica essendo già tutto programmato, è infatti la tradizione passata (esperienze passate) che determina il modo di agire. Pertanto la forma rappresenta la parte iniziale per lo sviluppo delle azioni e non il fine ultimo.
Non Forma (Jiyu waza, Randori)
L'esperienza sul campo è il punto i partenza per le nuove situazioni, che porteranno ad altre trasformazioni e adeguamenti a nuove situazioni di attacco e difesa. Col tempo le esperienze vissute possono generare nuove forme base di partenza.
LA STRATEGIA
Forma (kata, Ki hon, Ki no nagare)
Segue esclusivamente la logica dei piani elaborati secondo gli schemi prefissati. Questi schemi avranno la logica sulle esperienze passate nella realtà della difesa, fissandone i punti cardine. La pratica sta nel fissare esattamente i passaggi in modo perfetto.
Non Forma (Jiyu waza, Randori)
Non si rifà a alcun modello, quello che conta è l'adattamento alle situazioni che si presentano. Anche se non si rifà a alcun modello, le forme prestabilite precedentemente acquisiti divengono il punto di partenza inconscio per le nuove esperienze. Non esiste la perfezione per questioni di continuo adeguamento.
LA VALUTAZIONE
Forma (kata, Ki hon, Ki no nagare)
Per la forma il metro di misura è l' l'efficacia del movimento e della tecnica in base all'attacco: la validità del modello in rapporto alla prestabilita forma di attacco. L'attenzione viene posta sulla particolarità della tecnica conseguente a un determinato attacco.
Non Forma (Jiyu waza, Randori)
Per la non forma è l' l'efficienza: saper sfruttare il potenziale acquisito ottenendo il massimo risultato con il minor sforzo. L'attenzione viene posta sull'abilità di adattamento dell'esecuzione indipendentemente dalla tecnica eseguita.
La visione orientale si può dedurre da questa citazione:
"Tutte le tecniche dell'Aikido devono essere collegate ai principi universali. Le tecniche che non sono collegate a tali principi si ritorceranno contro di voi, facendo a pezzi il vostro corpo. Nell'Aikido, il cambiamento è l'essenza della tecnica. Non vi sono forme nell'Aikido. Poiché non vi sono forme, l'Aikido è lo studio dello spirito. Non rimanete coinvolti nelle forme; se lo fate, perderete tutte le sottili distinzioni che funzionano nelle tecniche. Nell'Aikido, l'acume spirituale viene per primo, seguito dalla trasformazione del cuore. Una vera tecnica si basa su vere intuizioni. Utilizzate il vostro per manifestare lo spirito in forma fisica."
Discutiamo alcuni passaggi:
"Tutte le tecniche dell'Aikido devono essere collegate ai principi universali..."
Indubbiamente rispecchia gli ideali di O Sensei, collegati al Kototama e al Sangen, le forme della natura che perdurano trovano origine e si alimentano nei principi universali. In natura le forme che non si adattano sono destinate a scomparire.
"Le tecniche che non sono collegate a tali principi si ritorceranno contro di voi, facendo a pezzi il vostro corpo."
Legandoci alla forma rimaniamo prigionieri della tecnica, fissandoci su di essa si rischia che, gli effetti dovuti a forzare la tecnica nella forma, si ritorcano contro, proprio per la forzatura: dove c'è forzatura non c'è fluidità, se non c'è fluidità non c'è AIKI.
Nell'Aikido bisogna rendere fluidi, intuitivi, spontanei i movimenti per eludere l'attacco, non bisogna assolutamente concentrarsi sull'applicazione di una tecnica. La tecnica uscirà spontanea quando, seguendo il flusso, si realizeranno le condizioni. Nonostante ciò, per applicare la tecnica opportuna, dobbiamo prima averla acquisita, per acquisirla abbiamo bisogno di schemi formali.
La Via dell'Aikido si deve muovere tra forma e non forma, nel pieno rispetto della tradizione e nella visione aperta del progresso.
La Via dell'Aikido si deve muovere tra forma e non forma, nel pieno rispetto della tradizione e nella visione aperta del progresso.
L'odierna dipendenza dalle forme è spesso originata dal fatto di dare eccessiva importanza agli esami tecnici. Per valutare si ha bisogno di schemi, come per arbitrare. In questo modo si creano dei limiti formali che devono identificare i movimenti associandoli a nomi e categorie. Per quanto ci si sforzi di non concepire l'Aikido in una forma agonistica, non si riesce a uscire dallo schema competitivo o egocentrico degli esami.
"Non rimanete coinvolti nelle forme; se lo fate, perderete tutte le sottili distinzioni che funzionano nelle tecniche."
Le forme sono utili per iniziare la pratica. La forma esiste nell'apprendimento di base, quando ancora l'AIKI, l'unione dell'energia, non è realizzata. La forma non deve diventare un'ossessione. Se si codifica una forma, che può servire alla base dell'apprendimento, questa diventa un diagramma di flusso, una volta imparato il diagramma lo si deve applicare alle situazioni adattandolo per "...non perdere le sottili distinzioni...".
Fare Aikido significa anche liberarsi dalle forme dopo averle acquisite.
"Nell'Aikido, il cambiamento è l'essenza della tecnica."
Se la tecnica si confonde nella forma diventa rigida nella sua struttura. Qui la tecnica prende la funzione di azione in movimento. La tecnica è quindi la capacità di adattarsi alle situazioni.


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