E' consuetudine, tra i praticanti di Aikido, sentire frasi di questo genere: "...è molto forte, sarà difficile che impari bene l'Aikido..." o: "...sei esile, l'Aikido fa per te perché non si utilizza la forza".
Nell'articolo relativo alla NON FORZA ho già parlato dell'uso corretto della forza: per apprendere bene la tecnica bisogna annullare la forza fisica. Ma la tecnica, anche se efficace, da sola non ci rende efficienti, neppure la forza e la velocità; è l'unione e l'armonizzazione di tutti questi elementi che fa la differenza.
Nell'articolo relativo alla NON FORZA ho già parlato dell'uso corretto della forza: per apprendere bene la tecnica bisogna annullare la forza fisica. Ma la tecnica, anche se efficace, da sola non ci rende efficienti, neppure la forza e la velocità; è l'unione e l'armonizzazione di tutti questi elementi che fa la differenza.
La forza giusta nell'Aikido è infatti determinata dall'insieme armonizzato delle qualità positive, che non devono contrastarsi. La forza non deve ostacolare la velocità, la durezza non deve ostacolare la percezione, l'elasticità non deve interferire con la velocità...la mente non deve limitare il corpo. Ed è qui che, se non si è adeguatamente rilassati, si possono riscontrare dei problemi a raggiungere l'armonizzazione.
In realtà non è la forza fisica che può contrastare l'apprendimento dell'Aikido.
Come insegnante a volte riscontro principianti di costituzione magra e con poca tonicità muscolare che sono rigidi fisicamente, altri allievi dotati fisicamente, qualcuno anche un po' sovrappeso, ma che sono sciolti e rilassati.
Il primo nemico dell'Aikido non è la forza ma la rigidità (sia fisica che mentale).
L'irrigidimento funge da barriera all'armonizzazione interiore. Compromette anche l'attività di tutte le qualità fisiche. Il rilassamento favorisce l'armonizzazione se però viene controllato da una adeguata tecnica.
IL RILASSAMENTO
Per raggiungere il giusto rilassamento nell'Aikido non basta abbandonare il corpo per favorire lo scorrere e la concentrazione dell'energia.
AIKIDO significa UNIRE (attraverso l'armonia) L'ENERGIA, e l'energia è la forza in tutti gli elementi. Solo attraverso il giusto rilassamento si riescono a concentrare tutte le energie nell'unico punto, l'Hara Tandem, per diventare simultaneamente percettivi, veloci, forti e vittoriosi.
Sovente tra i praticanti di Aikido si vedono atteggiamenti estremi, quali abbandonarsi fisicamente, completamente ed eccessivamente ad un attacco o ad una spinta, così da assecondare la forza dell'avversario. Questi atteggiamenti possono andar bene per sperimentare la sensibilità, a sentire le forze, ma non sono adatti a respingere un'offesa violenta. Se l'atteggiamento è troppo rilassato e la forza che ci colpisce troppo forte, il nostro corpo perde la possibilità di controllo e di una adeguata reazione.
Paragonando, come ho già fatto (io e l'Aikido), lo sfruttamento dell'energia del volo a vela o della navigazione a vela, in una condizione, pertanto, di completa assenza della forza (motore), potremmo constatare che, se il vento è favorevole (se c'è energia positiva), sia il leggero deltaplano o la piccola barchetta a vela, con buoni piloti o navigatori, che sanno sfruttare a pieno le correnti (nagare), saranno in grado di manovrare con disinvoltura il mezzo. I materiali con cui questi mezzi sono costruiti sono leggeri, ma flessibili e resistenti a forze normali. Ma in caso di uragani e tempeste? Anche se la tecnica del pilota fosse eccellente, i fragili materiali cederebbero ai venti o alle onde.
Per affrontare situazioni al limite della sopportazione i materiali devono essere forti e flessibili, accompagnati da una tecnica costruttiva eccellente.
I materiali devono essere adeguati al compito che devono svolgere. La tecnica costruttiva servirà a ottenere il massimo dal materiale utilizzato, così da usarlo nella giusta misura. Poi interviene la tecnica del pilota, essenziale per ottenere il massimo dal mezzo adoperato.
Ed è qui il punto: ogni materiale ha un suo stato di rilassamento. Lo stato naturale di ogni elemento è anche il suo giusto punto di rilassamento. Il legno è rilassato nell'essere legno, il ferro nell'essere ferro, l'acqua nell'essere acqua e l'uomo nell'essere uomo, ognuno nel loro stato naturale.
Ma contrariamente ai materiali, il nostro corpo ha la possibilità di irrigidirsi e sciogliersi, variare la forza, dosare la velocità...possiamo adeguare forze e movimenti alle situazioni che ci si presentano. Questo ci permette di poter affrontare situazioni diverse dosando e adeguando le qualità del nostro corpo, solamente se utilizziamo una tecnica adeguata.
Ma come dobbiamo agire?
Una spada può tagliare tutto tranne l'estremamente rigido e l'estremamente sciolto. Può dividere un albero, anche un metallo malleabile, ma non recide l'acciaio più temperato. Può tagliare la carne o lo stelo di un fiore, ma non tagliare l'acqua, l'aria o il fuoco. Per tagliare un velo lanciato in aria ci vuole maestria, per tagliare un pezzo di legno basta la forza. Il velo però non può ledere la spada. Ma chi taglia un velo usando la forza, pensando di trovare la roccia, si sbilancerà e cadrà nel vuoto.
Il paragone rappresenta due modi diversi di agire: uno dove, in un conflitto, la forza dura si contrappone e sovrasta la meno dura; l'altro dove il malleabile può solo adattarsi e sfuggire alla durezza, non contrastarla, ma può disperderla nel vuoto.
Se mescoliamo due materiali, uno solido e l'altro fluido, otterremo una sostanza più o meno malleabile. Se mescoliamo un liquido a un elemento malleabile, otterremo un elemento più o meno fluido.
Se mescoliamo la nostra scioltezza, mediante il rilassamento, alla forza di chi ci attacca, scioglieremo la sua forza e noi ne acquisiremo dalla sua, catturandola, nel movimento fluido dell'Aikido e, con questa forza acquisita, porteremo a buon fine la difesa. E' in questa unione, che è il metodo tipico dell'Aikido, che ritroviamo il TAKEMUSU, la fonte inesauribile.
Il rilassamento, il non fare, è la condizione essenziale per l'apprendimento dell'Aikido, purché corrisponda alla stato e alla natura dell'uomo. E l'uomo è fatto dell'ottanta percento di acqua.
Termino questa pubblicazione con un principio di saggezza tipicamente orientale*
Colui che è saggio, vive con la semplicità dell'acqua.
Questa, non si inchina a nessuno,
eppure permane immutabile ed eterna.
Si adegua ad ogni recipiente senza sminuirsi di valore.
Se provocata col fuoco fugge e si forma altrove,
col freddo, si indurisce come il diamante.
E' fragile ed impetuosa, utile ed armoniosa.
Porta con se la ninfa vitale del divenire,
senza superbia né vanità.
Puoi tentare di sporcarla quanto vuoi,
ma essa si farà ritrovare altrove, fresca e dissetante,
in un caldo pomeriggio d'estate.
(* da Meditazioni e Monogatari "i dieci principi di saggezza" a cura di Giovanni Notarnicola e Tommaso Betti-Berutto)
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