lunedì 29 agosto 2011

Il kototama e la fisica - parte prima

(Parte prima)

Ho già accennato a quanto la filosofia orientale, in generale, sia molto vicina alla moderna fisica. Tanto che il famoso fisico nucleare Fritjof Capra scrive:

"...l'influenza della fisica moderna va al di là della tecnologia; si estende nell'ambito del pensiero e della cultura...l'esplorazione del mondo atomico e subatomico ha rivelato un inaspettato limite delle concezioni classiche [della fisica classica], e ha reso necessaria una revisione radicale...Questi cambiamenti, determinati dalla fisica moderna, sono stati ampiamente discussi dai fisici e filosofi negli ultimi decenni, ma ben di rado ci si è resi conto che essi sembrano condurre tutti nella stessa direzione, verso una visione del mondo che somiglia molto alle concezioni del misticismo orientale. I concetti della fisica moderna presentano spesso sorpredenti corrispondenze con le idee espresse nelle filosofie religiose dell'Estremo Oriente...nel mondo submicroscopico le corrispondenze tra fisica moderna ed il misticismo orientale si fanno addirittura sorprendenti con affermazioni per le quali è quasi impossibile stabilire se siano state formulate da fisici o da mistici orientali".
(da "il Tao della fisica" di F. Capra edizioni Adelphi)

Molti di questi concetti, come vedremo, li riscontreremo nella filosofia e nel pensiero di Morihei Ueshiba; un pensiero legato alla religione dell'Omoto Kyo. Cercherò quindi di mettere in rapporto i punti essenziali della fisica moderna con la filosofia che ha generato l'Aikido.

Naturalmente io non sono un fisico nucleare, ne tanto meno un mistico orientale, e non voglio fare un trattato scientifico ne filosofico. Quello che riporto sono mie interpretazioni su informazioni dedotte da fonti scientifiche e filosofiche. Lo scopo principale che mi propongo è quello di capire la natura dell'Aikido. Mi scuso pertanto se, nel riportare quanto da me espresso, qualcosa possa risultare non formalmente corretto dal punto di vista scientifico o filosofico.

Tra Filosofia e Fisica
Da tempo l'atomo non è la parte più piccola della materia. Scienziati e ricercatori, attraverso la fisica subatomica sono riusciti a scomporre anche questo "simbolo", ritenuto, non molto tempo fa, indivisibile. E più ci si accanisce sulla separazione della materia più ci si rende conto dell'unità universale.

A livello atomico la materia si manifesta sia come particella che come onda. Ha, incerto senso, un aspetto dualistico. 
L'aspetto dipende dalla situazione: in alcuni casi la materia atomica si rivela come corpo, in altri come vibrazione. In altri termini: la particella si manifesta nell'onda per avere una dimensione. 

Data la notevole vibrazione non è possibile determinare la sua esatta posizione, ma viene supposta la sua presenza in un qualche punto dell'onda. Lo spazio in qui si muove la particella, nella fisica quantistica, viene definito appunto come: pacchetto d'onda.
Il pacchetto d'onda rappresenta l'<<incertezza>> della posizione di una particella

La meccanica quantistica afferma che la materia subatomica, manifestandosi sia come particella che come onda, ha un comportamento singolare: se una particella subatomica viene confinata in una piccola regione di spazio (rispetto a regioni già di per sé infinitesimamente piccole) reagisce muovendosi a velocità maggiori rispetto a confinamenti più grandi.
Nel pacchetto d'onda compresso la particella si muoverà più velocemente

Le particelle tendono a reagire con più agitazione negli spazzi più ristretti.
rappresentazione grafica di un tipo di moto di una particella attorno ad un nucleo
tanto più il raggio esterno si avvicina al centro, tanto più la particella si muoverà velocemente
(La velocità di queste particelle è prossima a quella della luce in spazi enormemente piccoli)
questa simbolo è quello che O Sensei usava per rappresentare l'inizio del mondo materiale.
Il centro piccolo (il raggio minimo) è dove regna l'energia, o onda energetica, o vibrazione, nella concentrazione massima originaria.
Il cerchio grande rappresenta l'infinita espansione dove l'energia si espande e disperde.
SU rappresenta il primo suono (la prima vibrazione, la prima onda della particella)

I fisici quantistici, constatarono che la particella non si trova con certezza in luoghi ben precisi all'interno del pacchetto d'onda, mostrando una <<tendenza a trovarsi>>in un determinato luogo. Gli eventi atomici, sperimentali, non avvengono con certezza in determinati istanti e in determinati modi, ma mostrano una <<tendenza ad avvenire>>. Non possiamo mai prevedere con certezza un evento atomico: possiamo solo dire quanto è probabile che esso avvenga.
(da "il Tao della fisica" di F. Capra edizioni Adelphi)

Questa "tendenza a trovarsi" e "tendenza ad avvenire", viene definito, nel pensiero filosofico-religioso di O SENSEI come YU "quancosa c'è" e MU "non c'è" . A loro volta, nella visione dualistica, YU e MU prendono il significato di PIENO e VUOTO. Il loro significato sarebbe però più consono a Pienezza e Vacuità.

Nella fisica quantistica ci dice che la materia non può esistere senza particella o senza l'onda, una genera l'altra. La particella non è materia, non è misurabile tridimensionalmente è "qualcosa c'è" e "non c'è" nello stesso istante nel pacchetto d'onda. Nel moto velocissimo, la vibrazione della particella senza volume genera qualcosa di misurabile. 

Vediamo una sensazione di materia non misurabile metricamente:
Immaginiamo di spingere una calamita contro l'altra, i loro campi magnetici si respingeranno e non ci permetteranno di avvicinarle, eppure tra di loro c'è solo aria, pero quest'aria ha la consistenza dell'acciaio.

O Sensei ci rivela che vuoto e pieno coesistono e non sono separabili. Il cerchio esterno può dilatarsi all'infinito, YU e MU pertanto coesisteranno come opposti e istantaneamente come complementari. Uno non può fare a meno dell'altro. Se eliminiamo uno scomparirà anche l'altro, scomparirà l'infinito e l'esistenza, perché l'energia è solo la coesistenza di YU e MU.
MU e YU, VUOTO e PIENO, si distanziano nella linea retta della diagonale ma sono unite dal cerchio esterno. La spirale rappresenta il dilatarsi in infiniti cerchi concentrici che man mano si allontano dal centro disperdono la forza energetica dell'unione tra vuoto e pieno, proprio come la dilatazione del pacchetto d'onda riduce la vibrazione e velocità della particella, e il movimento è energia. Più MU e YU si allontanano, più diminuirà la forza energetica disperdendosi, ma mai si annullerà del tutto.

Ricercatori e scienziati, attraverso gli esperimenti, provano e riprovano fino a raggiungere, a volte, i risultati previsti.

O Sensei, come mistico religioso, ha sperimentato per lunghi anni le sue convinzioni filosofiche attraverso le arti marziali.
Alla fine ha creato l'Aikido come risultato della sua ricerca.

Noi, attraverso la pratica dell'Aikido, abbiamo la fortuna di ripercorrere gli esperimenti di O Sensei, e con questi vivere questa esperienza. 

L'Aikido, nella sua forma di ricerca, deve essere praticato sempre su forze adeguate al proprio livello, se vogliamo sperimentare realmente gli effetti delle energie. Come fanno i ricercatori che esperimentano le loro ipotesi su basi il più possibile vicino alla realtà, e a seconda del livello scientifico raggiunto.

Anche nell'Aikido, se si vogliono raggiungere reali capacità intuitive, comprensive, bisogna sperimentare le dinamiche di difesa su attacchi sempre più forti e vicini alla realtà. Troppo spesso si è troppo accondiscendenti a far sì che gli esperimenti nel tatami vadano sempre a buon fine, anche a buoni livelli bisognerebbe sempre mettersi in discussione. Naturalmente, è opportuno distinguere tra principianti ed esperti. con i principianti gli esperimenti saranno adeguati alle loro capacità. 

E anche troppo spesso mi è capitato di assistere a spiegazioni tecnico-filosofiche sull'Aikido basate sull'intellettualizzazione piuttosto che sulla sperimentazione, dove la causa viene troppo predisposta e l'effetto scontato. Voglio ricordare, prima di tutto a me stesso, che i mistici orientali non si basano sul ragionamento intellettuale, essi considerano ignoranza tale modo di procedere; il fine della meditazione è il raggiungimento di una coscienza basata sempre sulla sperimentazione pratica del proprio essere attraverso la mente e non la concettualizzazione della realtà. Essere coscienti non significa avere la capacità di pensare intellettualmente, ma fare esperienza pratica con l'attività corpo-mente in rapporto al tutto. 

(fine della prima parte)

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