Personalmente, come ha già fatto notare altre volte, sono contrario alla definizione di Stile concepito come una corrente di un'arte che sia separata da altre correnti che, seppur con diverse didattiche e aspetti filosofici, seguono uno stesso principio comune: l'armonizzazione dell'energia.
L'incapacità di vedere e capire le cose nella loro complessità e unità ci richiede di separare per assegnare dei confini e riuscir ad arrivare fino a quel certo punto, non considerando che, proprio le dimensioni che noi determiniamo, diventano il limite della comprensione: questi limiti sono solo una creazione della nostra mente. Pertanto, per noi umani, è naturale seguire una determinata linea di condotta guidata da principi, ma non credo sia giusto considerare il tutto in una sola di queste correnti. Cosa che avviene spesso tra i vari fautori degli stili rigidi, i quali si appropriano del merito di aver compreso il vero spirito dell'Aikido, ne mettono i confini, e denigrano tutte le altre correnti.
Uno stile non è altro che una parte dell'arte stessa, molto spesso identificabile per la didattica usata, e non è l'arte nella sua totalità. Diventando uno Stile rigido, si innesca immediatamente la separazione e quindi la disgregazione della natura dell'Aikido: quella di essere l'arte di unione, dove nessuno può rivendicarne la assoluta verità.
Lo stesso O Sensei, che ha dedicato un'intera vita a quest'arte, dichiarò di non aver avuto abbastanza tempo per imparare l'Aikido, figuriamoci noi. Dalle sue parole si intuisce che il principio dell'Aikido non è qualcosa che lui ha inventato, ma qualcosa che lui ha scoperto, esisteva già, come esiste il mondo quando si nasce e ci si appresta a scoprirlo. O Sensei ha creato la sua didattica chiamandola Aikido e la ha associata a quel principio.
Naturalmente ci sono differenze nelle varie scuole, anche differenze che si riscontrano su scuole provenienti dallo stesso ceppo. Per questi motivi preferisco differenziare l'insegnamento dell'Aikido con il termine didattica. perché essa è legata alla figura dell'anima di ciascun Dojo: il Maestro.
L'incapacità di vedere e capire le cose nella loro complessità e unità ci richiede di separare per assegnare dei confini e riuscir ad arrivare fino a quel certo punto, non considerando che, proprio le dimensioni che noi determiniamo, diventano il limite della comprensione: questi limiti sono solo una creazione della nostra mente. Pertanto, per noi umani, è naturale seguire una determinata linea di condotta guidata da principi, ma non credo sia giusto considerare il tutto in una sola di queste correnti. Cosa che avviene spesso tra i vari fautori degli stili rigidi, i quali si appropriano del merito di aver compreso il vero spirito dell'Aikido, ne mettono i confini, e denigrano tutte le altre correnti.
Uno stile non è altro che una parte dell'arte stessa, molto spesso identificabile per la didattica usata, e non è l'arte nella sua totalità. Diventando uno Stile rigido, si innesca immediatamente la separazione e quindi la disgregazione della natura dell'Aikido: quella di essere l'arte di unione, dove nessuno può rivendicarne la assoluta verità.
Lo stesso O Sensei, che ha dedicato un'intera vita a quest'arte, dichiarò di non aver avuto abbastanza tempo per imparare l'Aikido, figuriamoci noi. Dalle sue parole si intuisce che il principio dell'Aikido non è qualcosa che lui ha inventato, ma qualcosa che lui ha scoperto, esisteva già, come esiste il mondo quando si nasce e ci si appresta a scoprirlo. O Sensei ha creato la sua didattica chiamandola Aikido e la ha associata a quel principio.
Naturalmente ci sono differenze nelle varie scuole, anche differenze che si riscontrano su scuole provenienti dallo stesso ceppo. Per questi motivi preferisco differenziare l'insegnamento dell'Aikido con il termine didattica. perché essa è legata alla figura dell'anima di ciascun Dojo: il Maestro.
Artista, tecnico o maestro?
Il modo di pensare occidentale è diverso da quello orientale, questo ha influenzato molto la didattica "per esportazione" voluta da Kissumaru Ueshiba, figlio di O Sensei. Questa didattica poi si è sviluppata in innumerevoli forme, con requisiti propri nel il modo di pensare dei diversi popoli. Per questo motivo oggi ci troviamo a praticare l'Aikido con concetti diversi e diverse linee guida, a volte in contrapposizione tra loro. Fra l'altro molti stili sono nati da insegnanti occidentali, portandosi dietro una filosofia ancorata al nostro modo di pensare.
Uno tra i più importanti concetti che si evidenziano in queste differenze è quello di Arte.
La visione occidentale dell'arte
L'arte, nel passato, era molto legata all'aspetto filosofico, religioso e alle tradizioni. Col tempo è diventata qualcosa di molto personale.
L'arte, nel passato, era molto legata all'aspetto filosofico, religioso e alle tradizioni. Col tempo è diventata qualcosa di molto personale.
Per noi occidentali, oggigiorno, l'arte è qualcosa che esprime il nostro modo di essere. Solo se, una volta assimilata la tecnica scolastica ci liberiamo da essa, esprimendoci attraverso una nostra tecnica personale, con qualcosa di unico, entreremo nella cerchia degli artisti; altrimenti saremo comunque classificati come buoni tecnici.
In altre parole, se non usciamo dalla tecnica scolastica, dopo averla acquisita perfettamente, non diverremmo mai veri artisti.
L'arte, sotto questo punto di vista, prende un aspetto perfettamente in linea con il nostro modo di pensare egocentrico: l'esteriorizzazione del proprio essere. L'arte diviene qualcosa di molto personale, generalmente viene ritenuta interessante quando si esprimono dei concetti completamente diversi dal comune modo di vedere la realtà.
Molti insegnati e praticanti di Aikido si manifestano in questa visione come artisti marziali.
L'arte, sotto questo punto di vista, prende un aspetto perfettamente in linea con il nostro modo di pensare egocentrico: l'esteriorizzazione del proprio essere. L'arte diviene qualcosa di molto personale, generalmente viene ritenuta interessante quando si esprimono dei concetti completamente diversi dal comune modo di vedere la realtà.
Molti insegnati e praticanti di Aikido si manifestano in questa visione come artisti marziali.
La visione orientale dell'arte
Per gli orientali, e specialmente nella tradizione giapponese, esiste la visione artistica che viene definita col termine DO (Tao in cinese), che letteralmente significa "Via". I nomi della maggior parte delle arti giapponesi, che hanno la caratteristica di ricerca interiore, terminano con il termine citato.
Abbiamo qui un concetto diverso di arte per la quale viene considerata, con questo nome, la pratica indirizzata a comprendere e interiorizzare gli eventi che ci circondano in modo da avvicinarsi a quello che essi definiscono "comprensione". L'arte, in questo caso, serve a comprendere e non a manifestare, non serve a creare. Questa interiorizzazione segue delle pratiche ben precise dove l'artista raggiunge la sua massima espressione quando riesce a interiorizzare l'azione e farla diventare istintiva e intuitiva.
La differenza è nella direzione intrapresa dalle due realtà, e che determina il risultato finale: la visione occidentale porta a una personalizzazione, attraverso l'esteriorizzazione dell'arte, quella orientale a una comprensione mediante l'interiorizzazione dell'arte. In ambedue i casi la tecnica scolastica, una volta ben assimilata, viene abbandonata, ma la pratica occidentale porterà ad una abilità pratico-intellettuale mentre, quella orientale, ad una abilità pratico-comprensiva.
Molti artisti, per il loro carattere molto personale, non sono portati all'insegnamento. E' facile riscontrare artisti di fama che non siano riusciti ad avere allievi, o figli d'arte, di altrettanto valore, i quali rimangono nell'ombra del maestro.
E' molto più facile trovare nuovi artisti formati da buoni tecnici, dove quest'ultimi passano in secondo piano rispetto all'allievo. Questi tecnici, per la loro abilità non influenzata dalla personalità, possono distribuire gli insegnamenti senza interferenze personali, così da creare nuovi artisti e anche nuovi tecnici.
In ogni caso, e in ambedue i casi, non si possono raggiungere vere capacità di trasmissione senza dei particolari requisiti.
In ogni caso, e in ambedue i casi, non si possono raggiungere vere capacità di trasmissione senza dei particolari requisiti.
Ed è qui che è importante la figura del Maestro.
Il Maestro si pone tra l'artista e il tecnico. Non è importante che il Maestro sia l'artista per eccellenza o il tecnico esemplare, ovviamente deve conoscere bene la materia. Il Maestro è colui che sa dare le basi necessarie e a cogliere ed indirizzare non solo i talenti, ma ognuno di noi, nella giusta direzione. Al Maestro viene riconosciuta quella saggezza, che tecnici e artisti possono anche non avere. Il Maestro riesce e far vivere a tutti gli allievi determinate esperienze atte a comprendere, indipendentemente dalle diverse capacità.
Per questo motivo non necessariamente il Maestro deve essere il super artista o il super tecnico, meglio se lo è, ma non è indispensabile. Non è importante neppure che il Maestro sia il superuomo, che si avvalga di tecniche super potenti, ma importante è che segua uno stile fluido e aperto, che abbia una buona didattica, che sappia impostare le basi perché l'allievo da solo arrivi a diventare maestro di se stesso.
Se invece, pur avvalendosi di una buona didattica, si cerca di creare dipendenza, nasce lo Stile rigido.
Il Maestro si pone tra l'artista e il tecnico. Non è importante che il Maestro sia l'artista per eccellenza o il tecnico esemplare, ovviamente deve conoscere bene la materia. Il Maestro è colui che sa dare le basi necessarie e a cogliere ed indirizzare non solo i talenti, ma ognuno di noi, nella giusta direzione. Al Maestro viene riconosciuta quella saggezza, che tecnici e artisti possono anche non avere. Il Maestro riesce e far vivere a tutti gli allievi determinate esperienze atte a comprendere, indipendentemente dalle diverse capacità.
Per questo motivo non necessariamente il Maestro deve essere il super artista o il super tecnico, meglio se lo è, ma non è indispensabile. Non è importante neppure che il Maestro sia il superuomo, che si avvalga di tecniche super potenti, ma importante è che segua uno stile fluido e aperto, che abbia una buona didattica, che sappia impostare le basi perché l'allievo da solo arrivi a diventare maestro di se stesso.
Se invece, pur avvalendosi di una buona didattica, si cerca di creare dipendenza, nasce lo Stile rigido.
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