L'Aikido è come un fiume, sgorga da una sorgente che trova la sua origine negli ideali di O Sensei. Come ogni fiume ha i suoi affluenti, da quelli più prossimi alla sorgente (i discepoli diretti di O Sensei), a quelli che si uniscono più a valle (i fautori di nuovi stili e correnti di aikido). Questo grande fiume, nel suo percorso, si alimenta e cresce con questi nuovi affluenti, ma essi portano con s'è anche i loro detriti, contaminando, a volte, la purezza della sorgente originaria. Poi sfocia nel grande mare che siamo tutti noi, e c'è chi, attratto da queste foci, vuole risalirne la corrente per scoprire dove porta.
Per ritrovare la purezza della sorgente originaria dobbiamo quindi risalire la corrente ma, da inesperti, ci affidiamo alle guide, i nostri Maestri. Ormai nessuna di queste guide sa indicarci dove trovare la vera sorgente originaria. Questa sorgente è ormai nascosta tra le rocce, come lo sono anche i primi affluenti che, vicinissimi alla sorgente, vi si sono originariamente emessi. Queste guide ci condurranno verso altre sorgenti che, secondo loro, vale la pena di vedere, risalendo i vari affluenti e lasciando il grande fiume. In molti di questi affluenti si possono ritrovare delle buone e dissetanti sorgenti, con acqua altrettanto limpida, ma non la sorgente originale. La maggior parte di noi si affida a queste guide e si fa trasportare da queste correnti.
Poi ci sono gli avventurieri, ne ho conosciuti molti. Sono dei ricercatori indomabili, risalgono da soli la corrente. Devono avere una buona intuizione per non perdersi, ascoltano anche i consigli delle tante guide che incontrano, e salgono e scendono per molti affluenti nel loro cammino, seguendo il loro istinto. Molti di loro trovano la sorgente ideale, non quella originaria, e diventeranno a loro volta delle guide affidabili, altri si perderanno in qualche affluente e non ne usciranno.
Avventurieri o no, seguendo da soli o accompagnati nel percorso, si può aver la fortuna (con la costanza) di imboccare un giusto affluente, tra quelli più vicini alla fonte originale.
Personalmente mi sono affidato alla guida del M° Fausto De Compadri che mi ha istruito nella didattica di Morihiro Saito.
Morihiro Saito Sensei era uno di questi ultimi affluenti, non l'unico, ma sicuramente egli era uno dei discepoli prediletti da O Sensei tanto che, su volere dello stesso, divenne il custode del Dojo di Iwama fino alla sua morte nel 2002. Poi, il Dojo, ritornò alla famiglia Ueshiba.
Non ho avuto la fortuna di conoscere il Maestro Saito. Ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare Maestri che lo hanno conosciuto da vicino. Primo fra tutti il M° De Compadri a cui Saito più di una volta ha manifestato il suo affetto, il M° Paolo Nicola Corallini che più di tutti ha contribuito alla diffusione della didattica di Saito Sensei non solo in Italia, il M° Massimo Aviotti che segue la didattica del takemusu aikido nella FIJLKAM, il M° Wolfang Baumgartner, M° Ulf Evenas, il M° Alessandro Tittarelli, M° William W. Witt.
Avventurieri o no, seguendo da soli o accompagnati nel percorso, si può aver la fortuna (con la costanza) di imboccare un giusto affluente, tra quelli più vicini alla fonte originale.
Personalmente mi sono affidato alla guida del M° Fausto De Compadri che mi ha istruito nella didattica di Morihiro Saito.
Morihiro Saito Sensei e il M° Fausto De Compadri
Morihiro Saito Sensei era uno di questi ultimi affluenti, non l'unico, ma sicuramente egli era uno dei discepoli prediletti da O Sensei tanto che, su volere dello stesso, divenne il custode del Dojo di Iwama fino alla sua morte nel 2002. Poi, il Dojo, ritornò alla famiglia Ueshiba.
Non ho avuto la fortuna di conoscere il Maestro Saito. Ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare Maestri che lo hanno conosciuto da vicino. Primo fra tutti il M° De Compadri a cui Saito più di una volta ha manifestato il suo affetto, il M° Paolo Nicola Corallini che più di tutti ha contribuito alla diffusione della didattica di Saito Sensei non solo in Italia, il M° Massimo Aviotti che segue la didattica del takemusu aikido nella FIJLKAM, il M° Wolfang Baumgartner, M° Ulf Evenas, il M° Alessandro Tittarelli, M° William W. Witt.
Ma non è tanto il loro suggerimento, o il loro consiglio, che mi ha convinto a seguire la didattica di Saito Sensei, quanto il fatto di aver trovato in essa una sostanziale attinenza con i principi di O Sensei. Mi riferisco sopratutto ad uno studio effettivamente radicato sulla costruzione dell'aikidoka con i concetti del Sangen, con un effettivo passaggio negli stati del Kotai, Jutai, Ryutai, Ekitai, Kitai, e della forte coerenza tra le applicazioni con le armi e il corpo a corpo.
In molte altre didattiche che ho provato, che si dedicano per lo più a una forma solo di cedevolezza e rilassamento, ho trovavo parzialmente queste informazioni, ed l'uso delle armi è rivolto verso stili di kenjutsu o jodo di scuole che con l'Aikido hanno poco a che fare.
Ho trovato, nella didattica di Saito Sensei, anche un giusto rapporto tra la razionalità della nostra mentalità occidentale, che opera mediante la ricerca nella separazione e l'analisi, e il filone pratico-filosofico dell'unità proprio della cultura orientale, che si manifesta nell'unione e nella sintesi. Questa valida didattica di avvale infatti di un sistema di separazione e analisi con il Ki Hon e del Tankai Tekkini, e il sistema complementare con l'unione e sinteri del Ki no Awase e Ki no Nagare.
In molte altre didattiche che ho provato, che si dedicano per lo più a una forma solo di cedevolezza e rilassamento, ho trovavo parzialmente queste informazioni, ed l'uso delle armi è rivolto verso stili di kenjutsu o jodo di scuole che con l'Aikido hanno poco a che fare.
Ho trovato, nella didattica di Saito Sensei, anche un giusto rapporto tra la razionalità della nostra mentalità occidentale, che opera mediante la ricerca nella separazione e l'analisi, e il filone pratico-filosofico dell'unità proprio della cultura orientale, che si manifesta nell'unione e nella sintesi. Questa valida didattica di avvale infatti di un sistema di separazione e analisi con il Ki Hon e del Tankai Tekkini, e il sistema complementare con l'unione e sinteri del Ki no Awase e Ki no Nagare.
Ritengo comunque corretto differenziare la didattica di Saito Sensei con lo stile. La didattica è un sistema utilizzato per comprendere e padroneggiare un'arte qual'è l'Aikido, lo stile è una corrente, una parte di un'arte e non l'arte stessa. Quello che intendo è che, molte volte, gli stili diventano troppo rigidi e categorici nella loro struttura andando proprio contro il principio di apertura mentale dell'Aikido stesso.
Mi attengo alla didattica di Saito non come impavido difensore di questo metodo, ci sono persone più esperte e con credenziali più qualificate, ma perché ne riconosco la validità, praticandolo come studente, avventuriero e ricercatore, che sta risalendo questo grande fiume che si chiama Aikido.


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